Il Coaching

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Se ora ti chiedessi “Come stai?”, è abbastanza probabile che ti ascolterei parlarmi di problemi, difficoltà, fatiche personali e/o lavorative. Se poi continuassi a chiederti “E rispetto a questo, cosa senti di poter fare per cambiare la situazione?” molto probabilmente mi risponderesti: “Non lo so” o “Figurati se posso risolvere! Non dipende solo da me.”

E se tu volessi diventare ciò per cui sei nato?

Il Coaching trae origini dal pensiero antico, volto alla conoscenza di sé stessi, al diventare ciò che si è, al trovare il coraggio di percorrere la via del cambiamento. A partire da epoche più moderne, grazie a figure come Tim Gallwey e John Withmore, il coaching oggi trova spazio sia in ambiti professionali che in quelli legati più alla sfera personale dell’individuo, e questo soprattutto perché il suo presupposto è proprio la conoscenza e la consapevolezza di sé e delle proprie risorse.

In progetti di crescita mirati, con traguardi specifici, il Coach è il facilitatore di un cambiamento che avviene attraverso un percorso di trasformazione spesso molto profondo per il Coachee, che a suo beneficio otterrà un nuovo modo di pensare le difficoltà e di approcciarsi al loro superamento.

Nel Coaching, l’ascolto attivo e le domande efficaci sono alla base di una relazione in cui il Coach considera il Coachee una persona creativa in possesso di tutte le potenzialità e le risorse per gestire efficacemente la propria vita e i propri ambiti lavorativi, e la cui finalità è quella di incrementare le sue competenze e di ottenere un miglioramento concreto in termini di qualità di vita del Coachee.

Sulla base di questo ciò che fa il Coach è:

Ciò che il Coach NON fa è:

Mentor Coach perché...

Non serve per forza essere gifted per aiutare i gifted, perché la professionalità è fatta di tante cose. Però può fare la differenza. Ed è per questo che, partendo dal coaching e dai suoi strumenti, il mio approccio è quello di un mentore che porta con sé il valore della propria esperienza personale, fatta di un sentire e di una sensibilità (neuro) diversi, che mi permettono di dare:

  • riconoscimento di quella particolare scintilla che ogni gifted ha e che può illuminare la strada verso l’individuazione esatta di ciò che corrisponde alle sue capacità e passioni.
  • sostegno e incoraggiamento, partendo dal presupposto che è sempre possibile raggiungere qualcosa anche quando pensiamo sia improbabile o impossibile riuscirci, e che per poterlo fare serve ricordarsi le abilità che già possediamo e i traguardi che possiamo raggiungere se lavoriamo con impegno.
  • facilitazione del processo di esplorazione anche permettendo attimi di incertezza, necessari a volte proprio per ritrovare il coraggio e imparare a superare i propri limiti.
  • sfida mirata per non lasciare mai l’altro nell’incertezza di sé, impedendogli di fare della sua vita meno di quanto potrebbe effettivamente fare, realizzando obiettivi che non dovrebbero mai essere mediocri.

Credo fermamente che tutti siamo responsabili delle scelte che decidiamo di fare o non fare (si, perché anche non fare è una scelta, se ci pensi bene). Ed esserne consapevoli è il primo passo per permettere l’inizio di un reale cambiamento nella nostra vita.

Fatto di chiarezza sulle proprie potenzialità e suoi propri talenti, identificandoli e comprendendo come metterli al servizio della propria esistenza.

Che nasce dal sentire l’esigenza di invertire la direzione della propria vita, uscendo dal circolo vizioso di confusione, paura e indecisione.

Perché avere il desiderio di essere più organizzati e di saper meglio gestire tempo e risorse, creando equilibrio tra vita privata e lavorativa, è ciò che merita ascolto e cura in ognuno di noi.